Salone e Fuorisalone

Da a: i gioielli dall'altro made in Italy

Come si misura il valore di un evento culturale o di una visita museale? Ognuno ha il suo metro e il mio è cercare di capire quanto ha cambiato il mio sguardo sul mondo.

Il Salone del Mobile di Milano e il Fuorisalone mi lasciano sempre qualcosa dentro. Per questo – al di là dell’evidente valore economico e commerciale delle due manifestazioni – li considero momenti di cultura, esperienze a tutto tondo da cui è possibile uscire in qualche modo arricchiti: con idee pratiche ma anche e soprattutto stimoli, riflessioni e ispirazioni…

E così, proprio come faccio dopo una visita in un museo o a una mostra, quando il Salone e il Fuorisalone chiudono finalmente i battenti mi viene naturale riguardare le centinaia di scatti che ho realizzato e tirare le fila. Chiedendomi cosa mi è rimasto nel cuore e perché… Ecco le risposte, che pubblico a puntate…

Daa: i gioielli dall’altro made in Italy

Mi è piaciuto moltissimo il progetto Daa all’Erastudio in via Palermo che ha visto un gruppo di designer impegnati nella progettazione di oggetti d’arredo da realizzare con macchinari e stampi già esistenti e impiegati per l’industria pesante. Dietro l’operazione c’è la Alcar, un’azienda che produce ed esporta benne in tutto il mondo. Non è un’operazione nuova (l’ha già realizzata per esempio da Altreforme, spin off del FontanaGroup attivo nel settore delle carrozzerie in lamiera per l’industria automobilistica) ma i risultati di Daa sono davvero notevoli, anche grazie al team di designer selezionati tutti impegnati soprattutto sul fronte dell’industrial design piuttosto che sul quello del design art. Gli oggetti sono belli, leggeri, pensati per l’industria dei grandi numeri e quindi potenzialmente poco costosi.
Un bell’esempio di buon design e anche un’operazione che serve a rivitalizzare il rapporto tra gli operai (coinvolti in prima persona in tutte le fasi del progetto) e l’azienda.